TASSA E IMPOSTA

Queste sono parole, parole e parole che assieme non offrono verità e aiuto alla comprensione e al miglioramento dello Stato, cioé di noi.

 

La tassa è la controprestazione di un servizio che lo Stato o un Ente rendono al cittadino che paga in base a delle tabelle.

Questa è la definizione di tassa che mi ha dettata il mio amico.

Queste sono parole, parole e parole da Internet, fonte che il mio amico non ama:

TASSA:

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera, si può leggere che la tassa italiana, si differenzia dall'imposta perché applicata secondo il principio della controprestazione, cioè essa è legata ad una determinata prestazione di un servizio da parte di un ente pubblico (ad esempio: tasse portuali ed aeroportuali, concessioni, autorizzazioni, licenze). Nei moderni sistemi tributari questo strumento tende a perdere importanza a favore di altri strumenti, quali la tariffa o l'imposta.

La distinzione tra tassa e imposta è ereditata dal diritto romano ed è tipica dei Paesi di diritto latino. Nei Paesi di Common Law (Regno Unito e Stati Uniti) vige da tre secoli il principio del "no taxation without representation", per il quale i cittadini di una certa area geografica devono avere dei rappresentanti in Parlamento che tutelino i loro interessi. Il principio afferma egualmente che le tasse sono legittime se contribuiscono ad erogare un servizio di cui beneficiano i contribuenti. Nel diritto anglosassone non si distinguono tasse e imposte, perché in base a detto principio le imposte sono considerate illegittime. E fino a qui avrei imparato sfumature di concetti di casa nostra ed altrove.

La tassa, si continua a scrivere in Wikipedia, può essere collegata anche ad un provvedimento amministrativo (tassa sul passaporto, sulla patente, sul porto d'armi; tasse sulle concessioni governative).

Poi interviene una precisazione che informa che l'ente pubblico non è impresa, non può avere profitto nè perdita; quindi non può nemmeno fallire. Le uscite sono maggiori o uguali delle entrate; nel primo caso, l'ente pubblico è indebitato. Circa un 70% delle entrate fiscali non hanno controprestazioni per i contribuenti, non sono spese per erogare un servizio, ma per il servizio del debito degli enti pubblici. Oh Italia malandata!

Ora arriva l'Europa! E si legge che l'armonizzazione dei regimi fiscali dell'Unione Europea non è stata ancora completata. Le notevoli differenze di tassazione consentono a società multinazionali di trasferire voci contabili nei bilanci delle collegate nazionali che hanno per quelle voci la tassazione più conveniente. (Dove arriva lo spirito di osservazione!) Alcuni Paesi, come la Polonia, si scrive sempre in Wikipedia, hanno adottato negli ultimi anni un'aliquota fiscale unica (simile alla decima dell'Impero Romano). Sarà contento il mio amico di questo richiamo all'antico, lo usano in molti ed io ritengo che il genere di richiami soddisfi essenzialmente l'esigenza di confondere con abbondanza di parole. Ciò si basa, ritornando a riferire sulle precisazioni di Wikipedia, su una curva a campana (gaussiana) che lega il gettito fiscale complessivo all'aliquota: a parità di base imponibile (redditi da tassare) per questa funzione continua esiste un massimo (Teorema di Weierstrass), ovvero un'aliquota che rende massimo il gettito fiscale e rende minima l'evasione. Troppi riferimenti per la mia preparazione.

L'evasione fiscale riguarda principalmente le tasse piuttosto che le imposte, per le quali è sufficiente un'anagrafica delle persone fisiche e giuridiche per un prelievo capillare degli importi dovuti. Lo scrive Wikipedia e io mi limito a sorridere chiedendomi con quali conoscenze si compiono queste quantificazioni e se le conoscenze, se attendibili, non servissero anche ad individuare l'evasione. No! Servono solo a quantificarla.

Uno schema di aliquota unica si scontra con la motivazione di progressività della tassazione, e di un ruolo redistributivo della ricchezza svolto dalle tasse. Per questo principio, è giusto che chi ha redditi maggiori paghi di più i servizi che vengono forniti a lui e ai meno abbienti; oppure è lecito tassare i più abbienti senza controprestazione (ad es. per l'assistenza sanitaria e i sussidi dei meno abbienti). Io impallidisco perché queste affermazioni non appartengono al mio modo di pensare e sarei tentato a scrivere il perché, ma non è il momento.

Tasse e proprietà dei beni pubblici.

La proprietà di un bene è solitamente in capo a chi ne ha sostenuto l'onere finanziario. Analogamente, la proprietà di un'opera pubblica o di un servizio pagato con le tasse dei contribuenti dovrebbe essere in capo allo Stato, che sono gli stessi finanziatori-contribuenti. Gli eventuali utili dovrebbero essere corrisposti ai proprietari nella forma di un reinvestimento per migliorare il servizio oppure distribuiti in termini di uno sconto fiscale o di una somma direttamente erogabile.

Questi diritti sono elementi che distinguono proprietà e gestione sia di beni pubblici che privati. Dirigenti e politici che ricevono in gestione tali forme di bene pubblico hanno comunque piena discrezionalità su scelte che riguardano l'assetto proprietario, quali la privatizzazione o trasferimento ad altri enti pubblici dell'opera. Decisioni di questo tipo, invece, in un'azienda privata richiedono un parere vincolante dei proprietari.

I due periodi che precedono appartengono a quanto pubblica Wikipedia, e io evito di commentare. Ricordo il mio amico che ieri mi chiedeva se lo Stato tiene conto che su ogni acquisto noi sosteniamo una buona fetta di Iva, l'imposta sul valore aggiunto. Ed io a chiedergli perché insiste a farsi questa domanda. Forse perché vorrebbe un sistema alla polacca? E a chiedergli ancora se non ritiene che sia impossibile pretendere servizi, sprechi più o meno in compartecipazione e pretesa di pagare di meno. Stronzata che sostiene Follini, mi ha sbottato qualcuna, ieri sera, aggiungendo che è semplicemente irrealizzabile. Io non so quanto sostiene Follini, ma corrisponde a quanto sostiene il mio amico.

Evasione fiscale.

Riferisce Wikipedia, l'enciclopedia libera, che i due terzi dei contribuenti italiani nel 2006 hanno dichiarato un reddito da 6.000 a 15.000 Euro all'anno. Solo in 50.000 dichiarano più di 200.000 euro all'anno e 150.000 persone tra 100.000 e i 200.000. Io e il mio amico, a occhio e croce, non rientriamo in questi gruppi. Non rientro io, sicuramente.

La maggior parte del gettito fiscale deriva dalla trattenuta alla fonte, imposta per legge ai lavoratori dipendenti. L'evasione fiscale è vista come un'iniquità sociale tra lavoratori in quanto gli autonomi e i professionisti sono le categorie a più forte evasione. (Nota mia: in Italia gli straordinari si prestano quasi sempre a condizione che siano retribuiti in nero; oppure molto più spesso di quanto si sia disposti a credere, si esegue un secondo lavoro, ovviamente in nero. E se non fosse lavoro, ma prestazione? Sì, quel tipo di prestazione intendo. Questo alla faccia della precedente affermazione sui lavoratori dipendenti.)

Negli USA l'evasione fiscale è reato, sostiene sempre l'enciclopedia libera, e i controlli sono affidati ad un'agenzia privata di novantamila addetti che devono vigilare su 200 milioni di contribuenti. L'agenzia ha il potere di ispezione sui conti correnti; in Italia invece deve essere inoltrata una richiesta a ognuna delle centinaia di banche esistenti per sapere se da qualche conto corrente ci sono stati degli accrediti o addebiti verso il numero di conto desiderato. In sostanza, non è visibile l'estratto conto presso la banca titolare del rapporto, ma deve essere ricostruito chiedendo alle altre banche tutte le movimentazioni in dare e in avere. (Altra mia nota: vuoi vedere, amico mio, che Prodi è moderno introducendo l'abolizione del segreto bancario a fini di controllo fiscale? Ma il mio amico si scandalizza di questo!)

Contro questi poteri di controllo è stato sollevato il diritto alla privacy, scrive Wikipedia e lo solleva il mio amico, sebbene a dati simili abbiano accesso anche piccole società di credito. Un secondo argomento è l'affido di poteri di polizia ad un soggetto privato, tanto più rilevante perché riguarda l'accertamento di un reato piuttosto che di un illecito amministrativo.

In Italia contribuisce al fenomeno l'elevato numero di aziende che ancora non hanno integrato sistema informativo e sistema contabile tra loro e con i soggetti esterni (banche, clienti e fornitori) in modo che il pagamento dell'IVA e altre imposte avvenga tramite conto corrente e in automatico non appena sono generati ordini e pagamenti. Invece, in questi casi, si preferisce disporre dei bonifici o il pagamento in banconote contanti, anche di ingenti somme. (Terza nota mia: vuoi vedere che anche Visco è moderno e impone perfino al mio amico l'uso della carta di credito?)

IMPOSTE:

L'imposta è una delle voci di entrata del bilancio dello Stato, costituita da un prelievo coattivo di ricchezza non connesso ad una specifica prestazione da parte dello Stato o degli altri enti pubblici.

Sul piano della Scienza delle finanze, l'imposta si caratterizza per il fatto di essere espressione del potere d'imperio attribuito agli enti che operano il prelievo, e per il fatto di essere finalizzata a finanziare pubblici servizi indivisibili.

Gli elementi costitutivi delle imposte sono:

Presupposto: fatto giuridico che determina, in modo diretto o indiretto, il sorgere dell'obbligazione tributaria
Base imponibile: espressione quantitativa del presupposto (può coincidere o meno col presupposto stesso)
Aliquota: tasso che viene applicato alla base imponibile per liquidare l'imposta.

La principale distinzione è tra le imposte dirette, che colpiscono direttamente il reddito o patrimonio.

Rientrano in questa categoria:

IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche)
Ires (Imposta sul reddito delle società)
Irap (Imposta regionale delle attività produttive)

Tra le imposte indirette troviamo invece:

Iva (Imposta sul valore aggiunto)
Ici (Imposta comunale sugli immobili)
Imposta di registro
Accisa
Imposta ipotecaria
Imposta catastale
Imposta di bollo
Imposta sulle pubblicità

Il testo è dovuto tutto a Wikipedia.

CONTRIBUTI:

Il contributo è un versamento a favore di enti pubblici che viene effettuato per ottenere servizi e/o vantaggi erogati in futuro. Esempio di contributi:

Contributi previdenziali, sono versamenti obbligatori effettuati solitamente, in Italia, all'INPS per ottenere successivamente una prestazione pensionistica.

Contributi assistenziali, altrettanto obbligatori, effettuati all'INAIL, per ottenere la copertura di rischi legati all'invalidità, alla malattia, agli infortuni.

(Ultima nota mia (per il momento!!!): Ho scritto sopra parole, parole e parole perché queste definizioni che si leggono in Internet come si leggono nei testi di quelli che sanno, più o meno orientati agli ambienti dove si pretende di elargire il sapere, hanno il difetto cronico di mancare di praticità e di venire esposte elaborate secondo il proprio credo politico. Sapere orientato al proprio credo. Per questo si pone l'accento su un aspetto, ma se ne tace un altro.

Ieri ti sei stracciato le vesti, amico mio, perché peroravo l'esenzione da corsi di aggiornamento obbligatori per quei professionisti che dichiarano alto reddito e, al contrario, l'obbligatorietà dei corsi per quei professionisti che stentano ad avere un reddito. (Amico mio: chi parla di giovani che desiderano avviarsi alla professione?) Subito hai pensato ai poveri giovani di oggi che io non capisco perché tu tuteli, visto che a noi nessuno offrì tutela, eppure ce la siamo cavata in un qualche modo. Lasciamo perdere, perché temo che io e te non ci incontreremo mai.

Resta però il fatto che tutti dovrebbero avere senso dello Stato, inteso come res pubblica, bene pubblico che dovremmo sostenere come godere.
Ti viene semplice questa definizione, caro amico?

E tutti dovremmo avere rispetto per la natura, a cominciare dal volere evitare di buttare a terra la cartina della caramella.
Ti viene semplice anche questa definizione?

O ti viene semplice svolgere la tua parte di evasoretto fiscale appena di capita l'occasione, al ristorante ritenendo di godere dello sconticino, e ogni qual volta ti torna possibile? Dimmi che tu non sei un evasore Iva molto attento all'occasione.

Per me tassa significa tributo che subisco perché sono costretto in quanto vivo qui.

Mentre imposta è prelievo che sopporto in relazione a una finzione che mi viene presentata come capacità contributiva, definita in un arco di anno, senza prima e senza dopo.

Mentre sulle tariffe per servizi che godo quando ne ho necessità e che pago anche in funzione di averli comunque disponibili, intendo la strada, la pulizia pubblica, la difesa se funzionasse e a notte vigilasse, e per i contributi che mi garantiscono, o dovrebbero, previdenza e assistenza, nulla ho da proporre come principi, molto avrei da osservare in particolare sulla omessa volontà dello Stato (nostra quindi) di considerare da chi siamo provenuti, come ci siamo sviluppati godenso anche dello Stato (cioè sempre di noi) e cosa rappresentiamo ora in termini di ricchezza, tanto come capacità di produrne per il lavoro che svolgiamo, quanto come disponibilità per non averla completamente consumata, ma preservata, se ottenuta e accumulata, se investita o tenuta liquida in attesa d'impiego.

Per i giovani che si avviano al lavoro sognerei speciali detrazioni fino a formarsi la proprietà di una casa, modo alternativo ai tassi agevolati.

Modo pazzo di ragionare il mio, spaventosamente lontano dal tuo.

Eppure anche tu hai oggi quello che hai accantonato e quello che percepisci come frutto di quanto hai dato, o dai. Hai anche quanto lo Stato ti ha lasciato, dopo il suo prelievo, proveniente dai vostri genitori. E sicuramente vorresti lasciare tutto questo ai tuoi, senza che il loro subentro a te costituisca motivo allo Stato (sempre noi) per spazzare via una parte di te, mentre sarai appena partito.

Parliamone, senza svegliare Caio Giulio Cesare, perché noi viviamo oggi e non già più ieri.)

Ogni pagina va proposta nei siti per promuovere un argomento, sempre migliorabile in futuro. Se siete interessati alla pittura di affreschi, visitate il mio sito chiamato www.affresco.com

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Qui desidero divertirmi con l'uso delle lingue, anche se non le conosco.

 

Mario Malaguti

 

Cavalcando 70 anni.

 

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Ehi, grammatico, che farai domani? Ci starai dietro?