Spazio bianco.
In quante occasioni ci si pone davanti a uno spazio che possiamo riempire.
11 agosto 2010
Anche la nostra presenza rappresenta uno spazio riempito, capace di andare oltre la nostra stessa esistenza, perlomeno di quella che percepiamo noi.
Quando hai la sensazione di trovarti difronte a uno spazio bianco, o vuoto, può succedere che ti chiedi con cosa puoi riempirlo. È probabile che tu non abbia vissuto un momento di spontaneità con la quale di norma occupi lo spazio. Quindi ti scopri a chiederti il da farsi. Forse vivi un momento di riflessione. Oppure un momento di stanchezza, di non spontaneità.
Può andare in tanti modi; superi subito il momento e vai. Magari avvii un processo creativo. Oppure resterai insoddisfatto. Davanti allo spazio vuoto di cui hai percezione, non sai come finirà. Vai, anche contro la tua volontà, e qualcosa succederà.
Occorre avere del buon tempo per scrivere riflessioni come queste. La vita, il quotidiano, il momento attuale, sono espressioni di spazi bianchi e per ciascuno è quasi impossibile prevedere come finirà, sia che non ci pensi, sia che ti imponga di pensarci, per essere tu a decidere. Con una certezza: non illuderti di decidere un bel nulla. Sicuramente sei tu che decidi ogni tuo momento, specie se ti metti d'impegno, ma cosa succede appena dopo, anche a causa della tua ultima decisione, sta nel destino.
Con destino, o fato, ci si riferisce all'insieme di tutti gli eventi inevitabili che accadono in una linea temporale. Può essere concepito come l'irresistibile potere o agente che determina il futuro, sia in termini generali che di singolo individuo. Il concetto è basato sul credo che esista un ordine naturale prefissato nell'universo.
Però qui io intendevo semplicemente considerare lo spazio bianco. Pretendere di trovare la semplicità risulta una complicazione quasi impossibile. Tanto vale oziare, come in effetti già sto facendo concludendo questa riflessione.
