La storia personale ha la funzione del nostro passato.
Su questo momento di vuoto.
2010, il settantesimo anno del percorso di Mario Malaguti di Treviso. Un quasi diario.
6 giugno 2010
Oggi io vivo il mio giorno numero 25569.
Io ho iniziato questo giorno come è mia abitudine.
Io passo dal letto al computer.
Mentre io mi vesto e io attendo che il computer si sia avviato, io penso all'attività che io svolgerò oggi.
Ovviamente l'attività che io svolgerò al computer.
Arriva il momento che il computer è pronto e esso attende le mie iniziative.
Cosa farò io dopo che io avrò iniziato a operare con i miei computer essa è una attività che io non so prevedere.
Io inizio in qualche modo e il seguito esso sopraggiunge, nello stesso modo che il mio giorno numero 25569 è il giorno seguente a quello numero 25568.
Io posso realizzare qualcosa di interessante per me, come io posso concludere questo giorno con pochi risultati.
Io ho davanti a me una tela bianca che essa aspetta solo che io tracci sopra la sua accogliente superficie tante pennellate di tanti diversi colori.
Quale sarà il risultato di questa attività?
E quale sarà la qualità di questo dipinto?
Non è facile rispondere a queste domande.
Esso sarebbe come pretendere di capire come finirà il senso di venire meno che io ho appena superato.
Esso mi è giunto alla testa.
Al lato sinistro, davanti alla testa.
O così a me è sembrato di capire.
Io tento con sempre maggiore impegno di capire cosa succede dentro di me.
Io non capisco il disagio che esso si presenta spesso.
Forse a causa del poco riposo che io sono riuscito a concedere a me la notte appena trascorsa.
Questa pagina assomiglia a un diario.
Io vivo annotando nel mio diario il mio presente.
Come programma per il mio futuro io mi limito a valutare come io farò colazione tra circa un'ora.
Questo costituisce uno spazio di tempo sul quale io posso sperare di essere qui, in vita, assieme ai miei contemporanei.