Anno 1950, l'undicesimo della mia storia.
1950, anno di inizio del secondo decennio della storia di Mario Malaguti.
Era l'anno 1950
Nomi di luoghi e di persone. In settanta anni la memoria si riempie di una grande quantità di nomi e poiché tutto ha una durata, succede anche per i nomi di venire se non dimenticati, almeno scordati. Non sono più presenti come lo furono in passato.
Mi succede che, ricordando i fatti della mia storia, anche i nomi riaffiorano assieme alle immagini e alle circostanze che evocano. A soffermarmi nel ricordo, emergono così tanti nomi che, forse, è bene annotarli, intanto per se stessi, come garanzia di non riperderne il significato.
Lo zio di Beppa, non è un vero nome proprio di persona, è un nome che adesso non ricordo, mentre quasi ricordo la sua figura, il suo gestire, quanto esprimeva nei confronti di Beppa, la parrucchiera, e cosa mi pareva di capire dicesse la gente nei confronti di questa frequentazione di zio e nipote. Era un dire frequente, ma evidentemente riservato, perché se ne trattava in assenza dei due interessati. Nessuno ti spiegava che occorreva essere riservati, eppure erano frequenti le occasioni che imponevano questa esigenza, e la riservatezza veniva appresa dal modo di frequentarci. Dal tono della voce, dal parlarsi più accostati, quasi guardandoci intorno che non sopraggiungessero altri ai quali partecipare sì l'informazione, ma in un secondo momento. Forse per far godere più a lungo il piacere di alludere, per esempio, al rapporto, vero o presunto, di Beppa con lo zio.
E in questo apprendere quotidiano anch'io impiegavo la mia fantasia, per cui su quanto mi pareva di aver capito, sulla disponibilità di Beppa la mia immaginazione galoppava libera a cercare intima soddisfazione. E Beppa finiva per essere a mia disposizione.
